Azione ispirata, allineata, in servizio alla collettività
L’azione non nasce sempre dalla corsa
o dalla reazione.
Esiste anche un modo di agire che prende forma dall’ascolto e dal silenzio interiore.
In questo spazio, l’azione assume un ritmo diverso.
Alcune delle convinzioni che
guidano le azioni
Agire significa esprimere chi sei, dare forma alla tua verità e alla tua visione.
L’azione allineata, quando è connessa a qualcosa di più grande e profondo, si manifesta con passione, agio, leggerezza e giocosità.
Servire non è sacrificarsi, ma offrire da uno spazio di equilibrio e sostenibilità interiore.
Il vero servizio nasce da una partnership tra individuo e collettività: un’alleanza tra il dare e il ricevere, tra l’intento personale e il bene comune. E’ co-creazione.
Oggi la mia azione nasce dall’interno ed è una conseguenza diretta di ciò che sento vero per me.
Quando sono allineata, agire non richiede sforzo né forzature: è un movimento che il corpo sostiene.
Il mio intuito orienta le mie scelte e il modo in cui mi muovo nel mondo. Agisco tenendo conto di ciò che è sostenibile per me, qui e ora, considerando la mia reale capacità energetica, fisica, emotiva e mentale.
Ciò che nasce da questo spazio regge nel tempo. Non chiedo al corpo una performance che non può sostenere: l’azione avviene naturalmente quando le fondamenta sono solide.
Il fare è più semplice ed essenziale. L’azione perde attrito.
Il risultato non è più l’unico riferimento. Ciò che accade nella realtà diventa un feedback che mi indirizza.
Questo riduce l’affanno della performance e lo sfinimento del fare.
Servire non significa più sacrificarmi.
Significa offrire ciò che so e ciò che ho, senza togliere a me stessa ciò di cui ho bisogno.
In questo spazio, dare e ricevere sono per me in equilibrio.
Prendermi cura della mia capacità fisica, energetica, emotiva e mentale fa parte del servizio che porto nel mondo.
Le mie azioni sono quelle per me sostenibili.
In passato la mia azione era guidata dalla spinta, a fare, raggiungere, dimostrare.
Mi muovevo soprattutto in risposta alle richieste esterne o alle mie aspettative, più che da un reale allineamento interno.
Le scelte erano orientate al risultato, e venivano compiute da senso del dovere e con sforzo. L’intuito restava in secondo piano e il fare era il criterio principale.
Non consideravo la mia reale capacità energetica, fisica ed emotiva. Quando ero stanca continuavo; quando il corpo mandava segnali, li superavo, andando oltre i miei limiti.
L’azione era carica di attrito, sforzo e sacrificio. Il risultato e le aspettative — mie e altrui — erano una misura del mio valore.
Questo generava una pressione costante e uno sfinimento progressivo.
Servire significava sacrificarmi: davo più di quanto avessi, mettendo i bisogni degli altri prima dei miei.
Un modo di agire che, nel tempo, si è rivelato insostenibile.
Domande di riflessione
Da dove nasce oggi la tua azione: ascolto o pressione?
Il ritmo con cui vivi e lavori è sostenibile per te?
In che modo il tuo agire genera valore e impatto senza consumarti o sacrificare parti di te?